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L'ambiente di gioco

di Chiara Borgia
29 Marzo 2021

Spazi interni ed esterni concorrono alla realizzazione di un ambiente “a misura di bambino”: vediamo come e quando intervenire per renderlo accogliente, adeguato, confortevole, stimolante ed esteticamente appagante

Quando un bambino nasce, si trova subito immerso in un ambiente fatto di suoni, luci, colori, sensazioni tattili e gustative che contribuiscono alla sua formazione. L’adulto può scegliere quale ambiente offrirgli, quale luce, quali colori, suoni e profumi gli daranno il benvenuto. All’ambiente maggiormente rispettoso e pacato il piccolo risponderà esprimendo serenità, benessere e una sensazione di pace. Vediamo insieme perché.

La mente “assorbente”

Maria Montessori ci racconta che il bambino, nei primi sei anni di vita, è dotato di una speciale mente da lei definita “assorbente”, ovvero capace di raccogliere informazioni dall’ambiente e, sulla base di esse, formarsi. All’inizio tale assorbimento avviene in modo “disordinato”, casuale a seconda delle esperienze compiute; gradualmente, il bambino imparerà a dare i nomi alle cose, ad associare le idee e i concetti, a catalogare attraverso similitudini e differenze. Offrire allora bellezza, ordine e linearità lo faciliterà di molto in quest’ardua impresa!

L’adulto potrà dedicarsi alla cura dell’ambiente, vissuto dal bambino in modo fisico, emotivo e relazionale, per renderlo sempre accogliente, adeguato, confortevole, stimolante ed esteticamente appagante, così che favorisca la crescita senza ostacolarla. Il bambino “respirerà” l’aria che l’adulto accudente (sia esso il genitore o il professionista della prima infanzia) gli offrirà: per crescere calmo, ordinato, capace di concentrarsi, critico, prudente, affettuoso, fiducioso e rispettoso, occorre che gli venga data la possibilità di vivere e sperimentare tutto ciò nell’ambiente che abita. Queste sono le basi dell’educazione indiretta: ad esempio, educare alla prudenza creando le condizioni ambientali che la favoriscano.

Per fare alcuni esempi: l’utilizzo della ceramica e del vetro a tavola sin dal primo anno di vita consentirà al piccolo di maneggiare con la dovuta attenzione il materiale; l’ascolto del suo pianto lo educherà al rispetto degli altri e all’empatia; gli oggetti in unica copia all’interno dell’ambiente favoriranno la sua capacità di attendere il proprio turno con pazienza e responsabilità.

Evoluzione dell’ambiente

Man mano che il bambino cresce anche l’ambiente evolve: ciò che è superfluo lascia spazio a ciò che è necessario. Sarà il piccolo, attraverso il proprio comportamento, a mostrare ai grandi ciò che gli serve e che lo interessa. A partire da questa osservazione, l’adulto potrà allestire l’ambiente in modo da renderlo a “misura di bambino”, ovvero adatto ai suoi bisogni e ai suoi desideri: non si tratta dunque di chiedere al piccolo di adattarsi al mondo degli adulti attraverso lo sforzo, ma piuttosto di dargli la possibilità di trovare le risposte ai suoi interrogativi senza essere costantemente sostituito o aiutato (l’aiuto sarà pertinente: dove, come e quanto sarà necessario). Se l’ambiente è a sua misura, il bambino saprà muoversi nello spazio con competenza e autonomia e saprà trovare ciò che gli occorre per portare a termine le sue progettualità (è importante che gli oggetti siano posti alla giusta altezza, in modo che siano per lui facilmente raggiungibili). La caratteristica principale di un ambiente educativo adatto è racchiusa nell’ordine: maggiore sarà quello ambientale (fisico, emotivo, relazionale, normativo), maggiore sarà l’autonomia del bambino, che sarà così in grado di riconoscere regole, risposte emotive e oggetti e usufruirne al bisogno in maniera indipendente.

Una tavola imbandita

All’inizio della vita il bambino necessita di ritmi lenti, riposo e contenimento: il suo ambiente ideale è rappresentato dalle braccia della madre, dalla penombra e da suoni leggeri e rilassanti. Soddisfatti i bisogni primari, inizierà a volgere lo sguardo verso un ambiente più ampio e sentirà il desiderio di esplorare ciò che lo circonda, apprezzerà la luce, i colori e la varietà sonora. L’ambiente potrà allora essere organizzato come una “tavola imbandita”: esperienze sensoriali ricche e affascinanti lo attendono a terra, dove, attraverso il coordinamento dei muscoli e la volontà, potrà saziare la sua “fame psichica”, ovvero il desiderio di sapere, conoscere ed esperire. L’adulto metterà a disposizione del piccolo “esploratore” ricchezza e varietà, lasciando che sia lui stesso a condursi all’interno dell’ambiente. Grazie alle attività esplorative, di manipolazione e di affinamento manuale, il bambino crescerà e affinerà la proprie capacità manuali, motorie e linguistiche con naturalezza e spontaneità.

Se all’interno delle mura domestiche, dove i bambini sono “pochi”, il lavoro di lettura dei bisogni e il conseguente adeguamento dello spazio è relativamente semplice, nelle strutture educative il compito si complica: tante individualità con bisogni diversi richiedono un lavoro di orchestrazione, osservazione e adeguamento umile e costante.

L’esterno: la “seconda stanza” del bambino

Il bambino non abita solo l’interno delle case o delle scuole: l’esterno è, come lo definì anche Maria Montessori, la sua “seconda stanza”.

La natura consente al piccolo di coltivare il forte legame con la terra, la stagionalità, il mondo vegetale e animale; è per lui un’affascinante palestra in cui apprendere, attraverso l’osservazione, il movimento e il gioco, importanti lezioni sulla geometria, la matematica, la scienza e la fisica.

Non è mai troppo presto per far sì che il bambino instauri una relazione con il mondo naturale: saprà adattarsi lasciando che l’umidità del terreno, la durezza della roccia, la vischiosità del muschio, la ruvidezza del tronco, il bagliore della luce solare, la forza del vento o la rapidità della mosca gli trasmettano stupore, meraviglia, curiosità, prudenza, rispetto e attesa. E per quanto riguarda il ruolo dell’adulto? L’ambiente naturale andrebbe custodito nella sua essenzialità, senza nutrire desiderio di adattamento e trasformazione. Un bosco, così come un prato, una spiaggia, un sentiero di montagna o l’argine del fiume potranno farsi palestra, aula di scienze, storia, geografia, arte, matematica o italiano senza dover costruire nulla ma imparando a osservare e a interrogarsi. Lo stesso acero che ha fatto ombra al bambino durante il riposino pomeridiano estivo ora è una tana dove rifugiarsi, una palestra d’arrampicata, una specie vegetale da indagare o un soggetto da ritrarre. Il ritmo lento delle stagioni può educare il bambino all’attesa, alla pazienza, all’ascolto e al rispetto, mentre gli animali da accudire e da nutrire possono offrirgli l’occasione per sentirsi importante e coltivare il senso di responsabilità, impegno e prudenza.

 

Chiara BorgiaPedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione e accompagnamento alla morte e all’esperienza della perdita, si occupa di famiglie adottive e lavora come formatrice per gli operatori di nidi e scuole dell’infanzia nella provincia di Messina. Dal 2018 è vicedirettrice di Uppa magazine.

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