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Il gioco attraverso le età

di Chiara Borgia
01 Marzo 2021

Come cambiano i giochi dei bambini nel corso della crescita? Con l’affinarsi delle competenze e lo svilupparsi di nuovi interessi anche le attività ludiche si modificano, diventando via via più elaborate

Come ci insegnano gli studi nel campo delle neuroscienze, è grazie all’attività ludica che il cervello del bambino si evolve e accresce man mano la propria complessità: il gioco permette lo sviluppo delle capacità motorie, cognitive, creative, relazionali.

Il gioco del neonato

Nei primi mesi di vita il gioco del neonato si compie attraverso il contatto con il corpo, nella relazione con l’adulto che gli sta vicino: il piccolo osserva i volti e impara a rispondere alle parole e alle smorfie dei genitori, che si rivolgono a lui guardandolo negli occhi; si muove, sorride e ride con le loro coccole e carezze; ascolta il canto e le ninne nanne. Tenere a contatto i piccoli con il corpo di mamma e papà, ad esempio portandoli in fascia o nel marsupio, favorisce questa prima importantissima forma di comunicazione istintuale tra bambino e genitore (esistono poi tanti altri benefici legati al contatto: ad esempio aiuta la regolazione delle funzioni vitali e la costruzione del legame di attaccamento, e porta a una riduzione dello stress).

Conoscere sé stessi e il mondo

L’esplorazione sensoriale è ciò che più caratterizza l’attività ludica dai 4, 6 mesi fino ai primi due anni di vita: il bambino tocca, osserva, annusa, ascolta, assaggia, e così facendo scopre le proprietà materiali e funzionali degli elementi della realtà che lo circonda. Attraverso l’afferrare, il dondolare, il portare alla bocca gli oggetti, l’aprire e chiudere le mani o gli occhi, il piccolo mette alla prova sé stesso imparando a conoscersi e a controllare, passo dopo passo, i propri movimenti. Capiterà spesso che il bambino, giocando, voglia ripetere più volte la stessa azione: la sua richiesta va assecondata anche se sembra “noiosa”, perché le ripetizioni gli sono utili per consolidare un apprendimento.

Inizialmente gli oggetti di vita quotidiana, quelli che il piccolo vede utilizzare ogni giorno dai genitori, sono per lui i più attraenti e interessanti da esplorare; man mano amplierà poi le sue scoperte e le sue possibilità d’azione, anche grazie alle conquiste motorie (rotolare, gattonare, tenersi in piedi, camminare). Queste ultime saranno favorite se gli si consentirà di giocare esercitando il proprio corpo nello spazio in maniera libera. Gli ambienti, gli elementi e i materiali naturali saranno i più adatti ad accompagnare le sue esplorazioni: proporgli esperienze di manipolazione e contatto con materiali di consistenze, colori, forme, odori diversi stimolerà lo sviluppo delle capacità motorie e dei sensi.

Leggere insieme

Fin dalla nascita il bambino è attratto dal ritmo e dalla musicalità della voce del genitore: leggergli con regolarità delle storie rafforza il legame reciproco e ha dei benefici significativi sia nel breve che nel lungo periodo; benefici che riguardano in generale lo sviluppo cognitivo, emotivo, linguistico, l’attitudine all’attenzione e all’ascolto, le capacità immaginative. Per un bambino di pochi mesi leggere insieme significherà soprattutto godere del piacere di stare con mamma e papà, osservarli sorridere mentre parlano, e anche “assaggiare” il libro. Crescendo, il piccolo sarà sempre più attivo, imparerà a sfogliare le pagine, indicherà le illustrazioni, ripeterà le parole che ascolta, sarà progressivamente in grado di comprendere e seguire l’evolversi della storia.

Verso il gioco simbolico

Tra i 12 e i 18 mesi il bambino comincia a imitare i gesti e le azioni che vede svolgersi intorno a sé: cullare, dare da mangiare, dormire, bere… Cercherà oggetti reali da utilizzare e coinvolgerà spesso l’adulto nelle sue rappresentazioni. Questo gioco imitativo farà da fondamento per lo sviluppo, intorno ai 2 anni, del cosiddetto gioco simbolico, in cui il bambino “trasforma” gli oggetti facendoli diventare, come per magia, ciò di cui ha bisogno per giocare. Tali forme di gioco sono possibili grazie all’evolversi della capacità del pensiero di astrarre, immaginare, creare associazioni mentali.

Una continua scoperta

Tra i 2 e i 3 anni il bambino continuerà a sperimentare le proprietà di ciò che lo circonda, cercando di scoprire le “leggi” che governano il mondo e affinando sempre più le proprie abilità: nei suoi giochi si dedicherà spesso a spostare, travasare, impilare, costruire, utilizzando non più solo le mani, ma anche strumenti (pinze, cucchiai, mestoli…) e contenitori di varia forma e dimensione. Dedicherà del tempo all’osservazione del mondo naturale, affascinato in particolar modo dagli altri esseri viventi, con i quali cercherà di entrare in contatto e che diverranno di frequente oggetto dei suoi giochi (come succede ad esempio con gli animali giocattolo). Con lo “sbocciare” delle parole aumenteranno il piacere e l’interesse nel ripetere filastrocche e canzoni. Il bambino continuerà a essere predisposto all’ascolto della musica, partecipando all’esperienza anche attraverso i movimenti del proprio corpo e l’utilizzo di strumenti e oggetti sonori.

Giochi sempre più complessi

Le capacità rappresentative del pensiero ‒ quelle per cui il bambino riesce a pensare e immaginare nella sua mente cose, persone, situazioni, indipendentemente dalla loro presenza ‒ si evolveranno sempre più con la crescita. Le vediamo espresse, tra i 3 e i 6 anni, nei giochi in cui i bambini danno vita a pupazzi e bambole, facendoli parlare, camminare, agire.

La struttura del gioco e le relative competenze si fanno ancora più complesse quando i bambini iniziano a mettere in scena delle situazioni specifiche, assegnando ruoli alle persone e creando veri e propri copioni: «Tu fai il bambino, io la maestra», «Facciamo che eravamo i supereroi?». In questi anni la curiosità verso i coetanei si fa più marcata e crescono le abilità sociali: i piccoli giocano sempre di più insieme, spesso in coppia, cercando l’affiatamento e mettendosi alla prova con “regole” da condividere.

Altri nuovi interessi, sempre legati all’evoluzione delle capacità cognitive del bambino, sono quelli che riguardano il categorizzare, associare, classificare: colori, forme, numeri, simboli entrano a far parte delle attività ludiche cui il piccolo dedica tempo, attenzione e concentrazione. Hanno poi sempre maggiore spazio i giochi e le attività legati al “creare”: tagliare, incollare, infilare, disegnare, pitturare, ma anche inchiodare o segare (come fanno i “grandi”), con la differenza, rispetto alle età precedenti, che adesso il bambino vi si dedica non solo per imparare “come si fa”, ma anche con lo scopo di inventare, costruire, realizzare un prodotto concreto da lui immaginato.

Il corpo in movimento rimane sempre centrale nelle attività ludiche infantili: ballare, saltare, fare le capriole, arrampicarsi, stare in equilibrio, nascondersi sono tutti giochi irrinunciabili, fondamentali per un percorso di crescita sano e ricco, che sostenga l’espressione di tutte le potenzialità del bambino. 

Chiara Borgia. Pedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione e accompagnamento alla morte e all’esperienza della perdita, si occupa di famiglie adottive e lavora come formatrice per gli operatori di nidi e scuole dell’infanzia nella provincia di Messina. Dal 2018 è vicedirettrice di Uppa magazine.

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