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I giocattoli e i materiali di gioco

di Annalisa Perino
23 Giue 2021

Giocando i bambini acquisiscono le competenze necessarie per crescere e muoversi nel mondo. È quindi fondamentale che vengano proposti giochi e materiali adatti alle varie età, che favoriscano lo sviluppo delle diverse abilità e seguano il mutare degli interessi

Il gioco è una cosa seria: tramite esso i bambini imparano a conoscere sé stessi, gli altri e il mondo che li circonda.

Proprio per questo è importante scegliere e disporre nell’ambiente giochi “pensati”. I genitori, così come gli educatori, si trovano spesso nel ruolo di “progettisti”: sono chiamati ad allestire spazi e materiali per favorire il gioco. Come farlo in maniera efficace? A ogni livello di sviluppo del bambino corrispondono diversi bisogni e competenze, e di conseguenza osservare il piccolo durante le sue attività può guidare l’adulto nel comprendere ciò che gli occorre. Cosa fa spontaneamente il bambino? Quale tipo di attività sembra preferire? Trascina, infila, travasa, separa, sfila, srotola, percuote? Le risposte possono guidare nell’organizzazione e nel reperimento del gioco migliore da proporre, quello cioè che risponde ai reali bisogni del piccolo in quel momento.

I giochi, dunque, andranno immaginati con una “scadenza”: a un certo punto non desteranno più interesse, perché saranno stati esplorati in tutto il loro potenziale o perché il bambino, ormai cresciuto, non troverà più stimolo e soddisfazione adeguati nell’utilizzarli. Bisognerà allora ripartire dall’osservazione, in modo da comprendere quali sono le competenze che il bambino sta affinando e la direzione verso cui si rivolge il suo interesse. Dal risultato di questa osservazione prenderà vita la nuova progettazione.

All’esplorazione del mondo

Durante il primo anno e mezzo di vita (circa, ogni bambino è un individuo a sé) l’attività preferita è l’esplorazione. Tramite i sensi i bambini prendono confidenza con il mondo circostante: attraverso la libera sperimentazione imparano a conoscere superfici, temperature e altre caratteristiche fisiche dei vari materiali. I canali privilegiati, inizialmente, sono i cosiddetti “sensi da contatto”: il tatto e il gusto. Ecco allora che il bambino raggiunge un oggetto, lo afferra, lo percuote, lo porta alla bocca per conoscerlo a fondo e sperimentarne le particolarità. Scoprirà in questo modo cosa produce suono, cosa rotola, cosa è freddo e cosa è morbido.

Scegliere i giusti oggetti da mettere a disposizione diviene quindi fondamentale: essi devono essere abbastanza grandi da garantire che non ci sia rischio di soffocamento, e costituiti da materiale atossico, naturale, infrangibile. Il bambino osserverà e manipolerà gli oggetti, entrando in relazione con essi. Tale attività spontanea e non guidata trasmette al piccolo numerose informazioni che negli anni successivi acquisiranno un nome e verranno “catalogate”. Il compito dell’adulto è sempre quello di predisporre il gioco, avendo cura di selezionare oggetti di materiale vario (legno, metallo, stoffa, pietra) e di qualità, esteticamente appaganti, e di tenerli ben ordinati e puliti.

L’angolo del gioco euristico

Prendendo spunto dal lavoro della pedagogista Elinor Goldschmied, è possibile allestire un angolo “esplorativo” dove il bambino (solitamente tra i 12 e 24 mesi) potrà dedicarsi al “gioco euristico”, vale a dire un gioco di scoperta. Basterà disporre intorno a un grande tappeto, e una accanto all’altra, alcune ceste identiche tra loro riempite con materiali di varia natura, suddivisi per tipologia (ad esempio, tappi di sughero, anelli di legno, stoffe, oggetti in metallo…). Non esistono “regole” del gioco: ciascun bambino potrà entrare in relazione con i materiali nella maniera che preferisce. L’unica accortezza è quella di far trovare l’angolo del gioco euristico sempre pulito e in ordine, affinché il bambino, ogni volta, possa cominciare una nuova esplorazione.

Alcuni bambini troveranno soddisfazione nel rovesciare e mischiare gli oggetti, per poi rimetterli nelle ceste; altri si sentiranno particolarmente appagati da certi materiali specifici, e giocheranno solo con quelli; altri ancora saranno interessati a scoprire le possibili relazioni tra i diversi tipi di oggetti. Sul tappeto possono essere sistemati anche due grossi contenitori (magari uno in latta e l’altro in legno o vimini) dove il bambino, se lo desidera, potrà trasferire il contenuto delle ceste.

In assenza di uno spazio specifico pensato per favorire l’esplorazione, il bambino si dedicherà comunque a tale attività di ricerca nell’ambiente circostante, sperimentando tutto ciò che è alla sua portata. Spesso, per i bambini, le cose “dei grandi” sono più interessanti rispetto ai giocattoli, e potrebbero voler giocare, ad esempio, con le pentole e le posate della cucina, piuttosto che con gli oggetti pensati apposta per loro. Perché? La ragione sta nell’autenticità delle cose stesse: i bambini amano manipolare e relazionarsi con “oggetti veri” (fatti di materiale “vivo”, come il legno, la ceramica, il metallo, la pietra).

Le lezioni degli oggetti

Per promuovere la concentrazione e la scoperta, inoltre, sarebbero da privilegiare i materiali (e i giocattoli) che favoriscono l’attenzione. A questo scopo, pensare che “poco colorato” o “non decorato”, per un bambino, sia sinonimo di “poco attraente” può essere uno sbaglio: ogni materiale, oggetto o giocattolo è in grado di offrire un insegnamento. Facciamo un esempio: un cestino contenente cubetti di legno monocromatici permetterà al bambino di concentrarsi sulla costruzione di una torre. Se questi cubetti avessero dimensioni diverse, potrebbero stimolare il bambino a cercare di graduarli dal più piccolo al più grande. Oppure, se i cubetti fossero di colori differenti, potrebbero invogliare il bambino a catalogarli cromaticamente.

Più il bambino è piccolo, maggiore è il bisogno di semplicità e “pulizia” del materiale. Crescendo, invece, troppa semplicità potrebbe annoiare, ed è allora opportuno che il materiale offra stimoli diversi. L’importante è scegliere sempre materiali e giocattoli dei quali si percepisca bene lo scopo: quale “lezione” può offrire un certo oggetto? Aiuta a distinguere i colori? Ad affinare la manualità? A riconoscere i suoni? Avvicina alla conoscenza delle cifre o delle lettere? Favorisce l’orientamento spaziale? Troppi stimoli in contemporanea potrebbero distrarre, confondere e quindi allontanare il bambino dall’attività; l’ordine del materiale, invece, promuove la concertazione e l’apprendimento “indisturbato” di una competenza.

L’arte di comporre

Il materiale destrutturato (le cosiddette loose parts, oggetti sfusi di uso comune) può essere proposto anche ai bambini più grandi, che hanno superato il periodo di scoperta sensoriale? Assolutamente sì, ad esempio per svolgere attività di composizione. Dopo i 3 anni, quando la fase orale e puramente esplorativa dovrebbe essersi conclusa e il bisogno correlato soddisfatto, è possibile presentare nuovamente il materiale destrutturato in formato più piccolo, suddiviso per tipologia all’interno di piccole scatole identiche tra loro e poste accanto a un pannello di lavoro, possibilmente in legno e dipinto di nero (o comunque di una tinta neutra), che faccia da sfondo agli “scenari” (disegni tridimensionali) composti spontaneamente dal bambino con l’utilizzo degli oggetti e dei materiali contenuti all’interno delle scatole. Il piccolo “disegnerà” guardando agli oggetti con occhi nuovi: i bottoni diventeranno volti, ruote o astri; le cannucce saranno braccia, rami o telai di bicicletta…

Al termine della composizione il bambino potrà “fissare” il suo lavoro scattando una fotografia, per poi rimettere i vari oggetti e materiali al loro posto, pronti per essere utilizzati ancora e dare vita a nuove, infinite, possibilità.

Annalisa PerinoPedagogista e formatrice montessoriana, mamma di tre figlie, è stata maestra di nido, scuola dell’infanzia e primaria, consulente genitoriale, coordinatrice pedagogica di servizi educativi e scrittrice. Con Uppa edizioni ha pubblicato Qui abita un bambino (2018).

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