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Gioco e Relazione

di Chiara Borgia
15 Marzo 2021

Giocare con i genitori e con i coetanei è fondamentale per lo sviluppo dei bambini. Attraverso il gioco, infatti, i piccoli iniziano a conoscere sé stessi e gli altri, trovano somiglianze e differenze e sperimentano la cooperazione attraverso ruoli e regole diverse

Il gioco è il linguaggio del bambino, il canale di comunicazione attraverso il quale entra in relazione con gli altri, sia con i coetanei sia con gli adulti. Durante l’infanzia è molto importante che i genitori parlino questo linguaggio, dedicando del tempo speciale, senza interferenze, a momenti di gioco insieme al proprio figlio: è questa la strada per creare un solido legame emotivo.

L’instaurarsi nei primi mesi e anni di vita di un “attaccamento sicuro” con i propri genitori è fondamentale per la crescita futura del bambino: ciò gli consentirà di aprirsi pian piano con fiducia alla scoperta del mondo, e di sentirsi capace di esplorare da solo. Per i bambini piccoli non è quindi tanto importante avere “qualcosa” con cui giocare ma avere accanto chi possa dedicare loro tempo e attenzioni.

Un bisogno profondo

Quando i genitori giocano col proprio bambino, quest’ultimo coglie dei messaggi importanti: in primo luogo, il loro desiderio – reale – di stare insieme a lui, che risponde al suo bisogno profondo di ricevere amore, affetto, sentirsi riconosciuto e importante. Condividendo nel gioco il mondo del bambino, è come se gli stessimo dicendo: «Ciò che fai è bello e mi interessa!», dando così valore alle sue attività e ai suoi interessi e rinforzando la sua autostima. Quando il bambino sente il genitore realmente coinvolto nel gioco è felice, divertito, e ciò serve a entrambi per avvicinarsi emotivamente. 

Per i genitori giocare insieme è anche una grande opportunità per osservare da vicino il proprio bambino, conoscerlo meglio, esercitarsi a capirlo. Un altro aspetto interessante da sottolineare è che oggi il gioco è uno dei pochi contesti in cui i “grandi” possono mettersi più facilmente nella posizione di chi impara e i piccoli nel ruolo di chi insegna loro “come si fa”, e ciò permette di valorizzare le competenze e le esperienze del bambino sin dalla più tenera età.

Le regole del gioco

Giocare insieme è semplice e non è necessario seguire regole precise per farlo, qualsiasi luogo e occasione possono essere adatti, l’importante è dedicarsi al piacere di stare insieme al proprio bambino, farsi coinvolgere dall’esperienza e, soprattutto, divertirsi!

Sin dalla nascita, la relazione tra neonato e genitori si costruisce sull’esperienza ludica: le coccole, il bagnetto, le parole, le facce buffe e i primi sorrisi, il gioco del “cucù” nascondendo il viso dietro le mani… Dopo i primi mesi di vita si potranno utilizzare anche dei semplici oggetti “casalinghi”, e via via che il bambino cresce le tipologie di gioco si faranno sempre più complesse e raffinate e il coinvolgimento del genitore sarà di volta in volta diverso.

Dai giochi di ruolo («Adesso io faccio il papà e tu fai me») alle costruzioni, ai giochi di movimento, alla lettura, ai giochi “artistici” e creativi, eccetera: giocare insieme rappresenterà sempre un’opportunità unica per rafforzare la relazione reciproca.

Le “regole del gioco” andranno a volte costruite insieme, altre volte “dettate” dal bambino, in altre circostanze proposte dal genitore, che avrà l’accortezza di conservare la “leggerezza” del momento. In generale, la cosa migliore da fare affinché questi momenti di gioco risultino distesi e piacevoli è non avere in mente un obiettivo particolare ma lasciarsi semplicemente guidare dal proprio bambino: seguire i suoi interessi, osservarlo per capire se è stanco di un gioco oppure vuole proseguire.

Giochi tra bambini

Come tutti sappiamo, i bambini amano giocare con i loro coetanei, siano essi appartenenti alla famiglia (fratelli, cugini) oppure no (nuovi amichetti, come i compagnetti dell’asilo). L’attrazione tra bambini è presente già nei primi mesi di vita, un interesse che si traduce ben presto in volontà di stabilire un contatto. Ed ecco le prime forme di “gioco”, molto semplici (imitare ciò che fa l’altro, ad esempio) e spesso unidirezionali (non è detto che l’azione di un bambino venga corrisposta dall’altro).

Durante la crescita gli scambi si fanno sempre più coordinati e i piccoli iniziano a sperimentare alcune forme di collaborazione. Intorno ai 2 anni, ad esempio, riescono a interagire tra loro per perseguire scopi comuni, aiutati in questi primi giochi anche dallo sbocciare delle parole. Grazie all’evoluzione del linguaggio e delle abilità sociali divengono man mano in grado di comunicare i propri desideri ed emozioni, di condividere idee e progetti, di immaginare e raccontarsi a vicenda avventure fantastiche, costruendo così, tramite il gioco, relazioni più intime e articolate.

Il gioco non è bello se non è… litigarello

Oggi più che mai è fondamentale garantire ai bambini spazi, ambienti e opportunità per giocare tra loro, specialmente in modo “libero” e senza l’intervento dell’adulto. Giocando insieme, i bambini fanno continuamente esperienze importanti per la crescita, conoscono meglio sé stessi e gli altri, trovano somiglianze e differenze, imparano a cooperare sperimentando ruoli e regole diverse.

«Mi raccomando, giocate senza litigare!» è una frase che i genitori ripetono spesso. In realtà, proprio nel contesto “protetto” del gioco, è molto utile che i bambini abbiano la possibilità di sperimentare il litigio. Il concetto che litigare sia sbagliato è radicato nella nostra cultura e, di conseguenza, noi adulti cerchiamo in tutti i modi di far sì che i bambini non entrino in conflitto, ad esempio interrompendo i loro giochi, cercando il colpevole, sanzionando, facendo da “arbitri” per ripristinare immediatamente l’equilibrio. Il litigio non va evitato in sé e per sé, perché il conflitto fa parte della vita e della relazione con gli altri. Sperimentarlo nel gioco è importante per lo sviluppo socio-emotivo dei bambini, li aiuterà a costruire relazioni sane ed equilibrate in futuro: deve essere considerato come un sano “allenamento” per la crescita.

È importante quindi lasciare liberi i bambini di essere in disaccordo sul gioco da fare, su chi “perde” e chi “vince”, sul modo migliore di costruire la torre più alta… Il conflitto è relazione, scoperta e incontro con l’altro: i piccoli potranno così acquisire abilità sociali, allenare l’empatia provando il punto di vista dell’altro, sperimentare diverse emozioni (tra cui la rabbia o la frustrazione) e imparare a controllarle, acquisire competenze nel negoziare e trovare accordi; sbagliare, chiedere scusa, fare pace, imparare a stare bene insieme.

Chiara BorgiaPedagogista, svolge attività privata di consulenza pedagogica nel sostegno alla genitorialità e al percorso di crescita di bambini e adolescenti. Coordina progetti di educazione e accompagnamento alla morte e all’esperienza della perdita, si occupa di famiglie adottive e lavora come formatrice per gli operatori di nidi e scuole dell’infanzia nella provincia di Messina. Dal 2018 è vicedirettrice di Uppa magazine.

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